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Conservazione cordone ombelicale: che cos'è e come fare la scelta giusta

Foto_5A cura di: Ufficio Stampa Sorgente

Con “conservazione cordone ombelicale” si indica la crioconservazione delle cellule staminali presenti nel sangue cordonale in strutture dette biobanche.

Le cellule staminali rappresentano già oggi uno strumento per il trattamento di 80 patologie ematologiche, immunologiche, metaboliche e ematooncologiche1 e grazie alla ricerca questo numero potrebbe ancora crescere negli anni a venire: sono minuscoli "pezzi di ricambio" del nostro corpo, in grado rigenerarsi e di produrre cellule identiche a se stesse (autoriproduzione), oppure cellule specifiche di organi e tessuti (specializzazione), ad esempio le cellule di cervello, ossa, pancreas o fegato.

Sicure da prelevare e vitali, le cellule staminali del cordone ombelicale sono tra le migliori a nostra disposizione . Perfettamente compatibili con il donatore, assicurano inoltre una compatibilità massima tra fratelli del 25% e una compatibilità via via inferiore con il diminuire del grado di parentela.

Al momento della nascita, è il personale ostetrico che raccoglie il sangue cordonale. Una procedura sicura e non invasiva. A seguito della raccolta e delle analisi di laboratorio, il sangue del cordone viene generalmente privato del plasma e, qualche volta, dei globuli rossi. In questo modo vengono mantenute le cellule staminali che passano poi alla fase di crioconservazione, cioè la conservazione tramite il "congelamento" delle cellule a una temperatura di -196°C. In queste condizioni le cellule staminali sono in grado di mantenersi vitali e di conservare inalterate le loro potenzialità rigenerative per oltre 20 anni 2.

Ogni campione viene registrato in un database informatico e conservato in speciali biocontainers dotati di sensori in grado di rilevarne la temperatura e di segnalare tempestivamente qualsiasi variazione che possa compromettere la buona conservazione delle cellule.

Il sangue cordonale, a differenza di quello circolante, non si rigenera. La scelta di conservare il cordone e la decisione su quale biobanca incaricare di questo delicato compito sono dunque molto importanti e devono essere effettuate con grande consapevolezza, dopo avere ben valutato la struttura alla quale stiamo affidando questo unico patrimonio biologico per la futura salute del bambino. Ma come è possibile valutare la qualità della struttura e del servizio offerto? Una guida di base è possibile, e comprende alcuni criteri fondamentali  che consentono di stabilire standard qualitativi.

Per prima cosa è importante valutare il numero di trapianti effettuati e il numero di campioni conservati, due elementi che sono indice della riutilizzabilità dei campioni conservati e dell'esperienza e solidità della biobanca. E' buona norma anche controllare la certificazione GMP, la più autorevole certificazione internazionale per le staminali, e domandare della direzione scientifica, che con il proprio nome è biglietto da visita e garante della qualità della struttura.

A tutela del cliente è bene inoltre che venga offerto un contratto di diritto italiano, che include maggiori tutele giuridiche per le famiglie italiane, una doppia tutela legale, italiana ed estera, e una copertura assicurativa, a garanzia della continuità della conservazione.
Infine nella valutazione del servizio è importante saggiare la continuità del servizio, la possibilità di assistenza domiciliare e la facoltà di avvalersi del diritto di recesso, cioè di poter scegliere se conservare o meno il campione nel caso in cui le analisi ne riscontrino una bassa qualità.

Per maggiori informazioni: http://www.sorgente.com

Note
Decreto ministeriale 18 novembre 2009
Broxmeyer HE: Cord blood hematopoietic stem cell transplantation In StemBook Community TSCR, Ed., May 26, 2010

 

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