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Alimenti scaduti

cibi-scadutiAlimenti scaduti: quanto si rischia?

In tema di alimentazione bisogna fare attenzione ai rischi comportati dall’assunzione di cibi scaduti. Si tratta di badare essenzialmente alla sicurezza alimentare in vista della prevenzione e della salvaguardia della salute individuale. In effetti bisogna essere prudenti e tenere in considerazione i possibili pericoli in cui si può incorrere.

 

 

Per la nostra dieta dobbiamo prestare attenzione ai cibi preconfezionati. Gli esperti infatti
sottolineano che, una volta trascorsa la data che troviamo riportata sulla confezione, gli alimenti vanno incontro a dei processi di alterazione chimica e microbiologica in grado di determinare cambiamenti per quanto riguarda le caratteristiche organolettiche e nutrizionali del cibo. Tutto ciò può determinare dei pericoli per la salute. In ogni caso è opportuno operare un’apposita distinzione fra quei cibi che recano la dicitura “da consumarsi entro” e quelli che riportano la scritta “da consumarsi preferibilmente entro”. Nel primo caso la data di scadenza viene indicata in modo sicuramente più deciso. Da non trascurare nemmeno gli appositi consigli sulla conservazione dei cibi, in grado di influire in modo forte sulla qualità degli alimenti.

Quando la data di scadenza di un prodotto è accompagnata dalla dicitura “preferibilmente” significa che l’alimento può essere consumato ancora per un certo periodo di tempo, senza particolari rischi. In ogni caso le qualità nutrizionali e salutari del prodotto in questione non rimangono le stesse, ma diventano inferiori. Per esempio, se è vero che uno yogurt può essere mangiato anche il giorno dopo la scadenza, è vero anche che la quantità di fermenti sarà inferiore a quella indicata e che quindi i benefici che questi microrganismi possono portare sono minori. Occhi aperti quindi ed evitiamo di acquistare in modo eccessivo, tenendo conto dei nostri ritmi di consumo.

In generale, la normativa in vigore prevede che sui prodotti che si conservano meno di tre mesi (come yogurt e mozzarelle) siano specificati giorno e mese della scadenza; per quelli che durano fino a 18 mesi (per esempio maionese, pasta all’uovo e merendine) siano indicati il mese e l’anno, mentre sugli alimenti che possono superare i 18 mesi (come pasta, succhi di
frutta, conserve e marmellate) deve essere indicato solamente l’anno. Questi ultimi sono anche quelli che tollerano meglio l’invecchiamento, e che quindi possono essere consumati per tempi più lunghi dopo la data di scadenza.

Normalmente le date di scadenza hanno un buon margine cautelare e gli alimenti secchi in generale non creano problemi anche dopo qualche tempo dalla scadenza.

Diverso è per i prodotti freschi i quali invece degradandosi sviluppano tossine. Se il cibo è avariato potrebbero esserci conseguenze anche molto serie, come avvenne qualche anno fa a causa della presenza del botulino, una neurotossina che può essere anche letale, in una partita di mascarpone mal conservata fornita ad alcuni supermercati.

Possiamo però accorgerci se un cibo è veramente andato a male dall'aspetto e dall'odore. Se ad esempio la confezione è gonfia e quando si apre non mostra il suo colore naturale, ci sono segni di muffa o puzza conviene buttarlo via.

Un'altra precauzione è quella di evitare di consumare alimenti crudi se non assolutamente freschissimi. In questo caso basta cuocerli. La cottura infatti sterilizza tutto e non correremo rischi di intossicazione.

Ogni anno finiscono nei cassonetti 17.775.585 tonnellate di alimenti, che tradotte in euro equivalgono al tre per cento del Pil, e che potrebbero sfamare 44 milioni di italiani. E si calcola anche che 75.000 tonnellate di cibo siano ritirate dalla catena distributiva prima della scadenza, e che 17,7 milioni di tonnellate di produzione agricola restino nei campi a marcire.
Le cifre, contenute nel "Libro nero dello spreco alimentare in Italia" - un rapporto curato da
Last minute market - sono state snocciolate più volte nelle scorse settimane, anche perché
Bruxelles ha deciso di dedicare il 2011 alla lotta contro questo fenomeno. Per contrastare la piaga, da più parti si è quindi sottolineata la necessità di cambiare rotta.

 

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